Scritto da Fabrizio Castellani

Ovvero, cosa fare quando un editore ti mette in mano un fumetto seriale con qualche decennio di storia sulle spalle del quale sai veramente poco.
Il ciclo di storie di Straczynski su Spiderman inaugura il nuovo millennio e segna dei profondi e duraturi cambiamenti nella storia dell'arrampicamuri.
Con il preciso ordine di svecchiare le trame della collana lo sceneggiatore, fresco dei lavori televisivi di Babylon 5, produsse un certosino lavoro di taglio e cucito.
Tagliò gran parte delle ambientazioni e dei personaggi che facevano parte, magari sin dagli esordi, del mondo Spidey.
Cucì addosso a Peter Parker un nuovo universo, collegato al precedente ma innovativo sotto tantissimi punti di vista.
Due su tutti: una MJ Watson sempre meno bambola sexy e più donna autonoma, e un'origine dei superpoteri che, pur senza rinnegare il vecchio, gettò un punto di vista totalmente nuovo.
E la miniserie in tre numeri chiamata “Il Libro di Ezekiel” servì appositamente per tirare (alcuni) dei fili tessuti in precedenza.
La storia comincia con il ritorno di Ezekiel, un personaggio piuttosto ambiguo, che però gode della fiducia di Peter Parker e possiede dei poteri che ne sono la replica.
Straczynski, nei mesi precedenti, aveva introdotto Ezekiel come un milionario avventuriero indagatore del mistico che, dopo aver partecipato ad un rituale in Centro America, ha ricevuto poteri analoghi a quelli del ragno.
Ma l'esistenza di una specie di divinità ragnesca e il legame che unisce Peter ad Ezekiel fanno sorgere una domanda: il morso del ragno che gli ha dato i poteri fu un incidente, oppure un disegno divino? Perché tanti nemici del Ragno (Rhino, Tarantula, Vermin, Lizard, Octopus etc. etc.) hanno poteri che fanno riferimento al regno animale?
“Il libro di Ezekiel” risponde a queste domanda e lo fa in una maniera dolce, che non stravolge niente del passato del Ragno mettendo però le origini sotto una luce nuova. Al tempo stesso permette ai lettori di conoscere ancora meglio il loro eroe.
Prima di essere l'Uomo Ragno era un eccellente studente, bullizzato, represso, altruista ma arrabbiato. Una preda.
Dopo è rimasto altruista com'era, ma ha focalizzato la sua rabbia, vinto le sue paure. Si è ribellato al ruolo di preda, senza però perdere di vista il fine di aiutare le persone. Un cacciatore.
E questo gli salva, sul finale, la vita. Anche se personalmente in modo troppo forzato e repentino.
Una soluzione controversa anche perché Straczynski, non conoscendo bene il territorio su cui si muoveva l'arrampicamuri in precedenza, sceglie con questa mossa di spostare parecchio più in alto il livello supereroistico, portandolo dagli scenari urbani a quelli di connotazione più fantasy e magica. In questo periodo sono frequenti gli incontri con maghi come Strange o Dei come Loky, i nemici si fanno potenti entità come Morlun e Dormammu.
MJ Watson è parte di questi cambiamenti. La bomba sexy, la modella di lingerie esplosiva dei tempi di McFarlene lascia spazio ad una donna autonoma e decisa che aspira a trovare la propria strada. Proprio in questi tre numeri, in parallelo allo scontro Peter-Ezekiel, viaggia la ricerca di MJ di un lavoro da attrice di teatro. In uno dei dialoghi più azzeccati che si possa leggere su un fumetto la Rossa chiede alla sempiterna Zia May: “e se le mie aspettative fossero troppo alte?”. La risposta “e se invece fino a oggi hai mirato troppo in basso?” e io credo sia il miglior incentivo che si possa dare a chiunque (ed è capitato a tutti) si trovi di fronte al dubbio dato dal cambiamento.
Ai disegni un Romita Jr all'apice della carriera. Anatomie che sfiorano la perfezione, espressioni adeguate, pose plastiche senza perdere in dinamicità. L'impaginazione è suggestiva sia che ritragga una scazzottata sia un momento di intimità casalinga. Ogni personaggio trasmette, con la sua sola immagine, potere o debolezza, dubbio o certezza.
Non male, per un'immagine disegnata.

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