Scritto da Maddi Magnolia

L’attesa, seduta al tavolino, di quella solitudine che affonda i pensieri in quel liquido nero, la condivisione di un gruppo di colleghi che sorridono mentre commentano una bella donna che entra nel bar, la fretta di un uomo d’affari che consuma al bancone la sua pausa troppo costosa per essere prolungata, la globalità di una bevanda che in ogni parte del mondo fa sentire il suo aroma. Il pretesto per chiamare un amico, che sai ti potrà ascoltare. La macchia sulle pagine del libro che stai leggendo. L’ultimo saluto tra due amanti che sul quel fondo lasciano le tracce di un amore che non tornerà più. Tutto questo ha un denominatore comune: il caffè.
Caffè e tempo. “Ammazzo il tempo bevendo caffè nero bollente” cantava la Mannoia.  Quella con il caffè è una storia d’amore iniziata molto tempo fa, nel Medioevo. Come tutti gli amori, anche quello per il caffè è destinato ad essere declinato in tutti i modi possibili. Eccitante, quando al mattino ci permette di dare una sferzata al nostro risveglio, seducente quando avvolto da croccante cioccolato, intollerabile quando lo stomaco oppone resistenza al suo potere. E, infine, magico, quando addirittura si cerca nei suoi fondi di intravedere il futuro.
Caffè e cultura. Nettare nero, dagli effetti esaltanti, il caffè non è assimilabile ad una semplice bevanda. È molto di più: è un rituale irrinunciabile, un balsamo per le giornate più difficili. Macchiato con della schiuma di latte, ristretto, servito con una spolverata di cacao, lungo all’americana, tradizionale con la moka, in qualunque modo piaccia la sua funzione predittiva è stata anche la scusa per creare non solo un incontro, ma anche un’occasione di ispirazione culturale. A Parigi, alla fine del ‘700, il caffè ha permesso di trasformare i luoghi in veri e propri circoli di cultura da cui nascevano nuove idee, nuove forme di pensiero discutendo di arte, libri, storia, politica e musica. Tra i più famosi caffè parigini, c’era il Caffè Procope dove si potevano incontrare Voltaire, Rousseau e Diderot e, poi, Robespierre, Marat e Danton. In Inghilterra proliferavano le Coffee House, frequentate da scrittori, poeti e uomini d’affari.
Caffè e verità. Uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Psychology afferma che la caffeina sarebbe in grado di potenziale le aree del nostro cervello che sono coinvolte nei processi di scrittura e lettura. A livello percettivo, la caffeina sembra migliorare la percezione globale di una scena visiva e le capacità di lettura.
Caffè e fortuna. In tempi più recenti, ad Edimburgo si trova The Elephant House, diventato famoso per avere ispirato il primo romanzo di Harry Potter. Pare che, dopo un divorzio e una situazione finanziaria difficile, la Rowling si sia trasferita in Scozia e in questo pub abbia trovato la giusta ispirazione per il successo. Seduta ad un tavolo, con vista sul castello, scriveva in questo luogo per risparmiare sui costi del riscaldamento, trascorrendo intere giornate al prezzo di un caffè. Anche se successivamente la Rowling ha dichiarato che quel cafè non è il luogo in cui è nata la storia di Harry Potter, ma dove l’ha scritta per davvero, se passate da Edimburgo, fermatevi per un caffè all’Elephant House e magari chissà che non vi porti fortuna.