Scritto da Fabrizio Castellani

La strana coppia di musicisti “prestata” al fumetto torna (nel 2008) con una seconda avventura in sei atti per gli Hergreeves, una delle famiglie più disfunzionali del mondo del fumetto.
E se la storia in sé ha un nocciolo già usato in tanti contesti diversi, ovvero l'omicidio di JF Kennedy del 1963, per usare le parole di R. Zelazny (citato nella prefazione dal grande Gaiman), “non è la storia, ma come viene raccontata”.
E il duo Way & Ba la racconta bene.
Rispetto all'esordio con “La Suite dell'apocalisse” sfruttano a fondo la possibilità di lavorare con personaggi già “strutturati” dei quali se ne conosce, se non fino in fondo, almeno un canovaccio caratteriale.
Liberi da presentazioni, concentrandosi sulla trama riescono così a confezionare un racconto che non perde un colpo nel ritmo, mantenendo quasi sempre un eccellente livello di tensione narrativa e in grado di tenere il lettore agganciato alla storia. E senza per questo rinunciare al loro marchio di fabbrica: una sorpresa spiazzante a ogni giro di pagina in un vortice di comico e drammatico, di grottesco e surreale.
La narrazione riprende dove avevamo lasciato gli Hargreeves al termine del primo ciclo. Pogo è morto, Vanya in coma, Spaceboy depresso (e ingrassato). Voce, ferita alla gola, è muta e priva di poteri. Kraken e  Medium stanno cercando più o meno di portare avanti le loro vite. In questo scenario Numero Cinque, ancora nel suo corpo di bambino, viene attaccato dai suoi vecchi datori di lavoro, i “Temps Aeternals” e deve vedersela con il duo di killer più sadici, violenti e surreali mai visto, Hazel e Cha Cha.
Lo scopo degli Aeternals è quello di reclutare (di nuovo) Numero Cinque per portare a termine l'omicidio del Presidente Kennedy, a Dallas, nel 1963.
Un omicidio che Numero Cinque (vecchio) aveva fallito cogliendo l'occasione per disertare.
E tra salti indietro nel tempo (con date sbagliate), mummie e vampiri, la guerra in Vietnam e l'immancabile Apocalisse che distrugge in un “POP” il pianeta Terra, i fratelli Hergreeves cercano di salvare (e uccidere) JFK e allo stesso tempo di ritrovarsi come una famiglia normale.
I disegni, meno rigidi rispetto al ciclo precedente, restano brillanti e fluidi nel loro essere spigolosi. Quasi come incisi, scolpiti sulla tavola, aiutati da un bel lavoro di colori trasmettono in ogni momento grande umanità a dispetto dell'aspetto un po' da cartoon.
Le scene di azione, specie le splashpage sono esplosive, dinamiche, efficaci. Traboccano di rossi e di gialli, esplosioni, pallottole, sangue e lacrime.
Quelle più intime si avvalgono di un chiarore etereo di grigio e di un verde malato, fino al bianco lampante usato per l'incontro in Paradiso tra Dio e Medium.
Un fumetto rapido, da leggere tutto di un fiato e poi rileggere con calma per apprezzarne appieno la brillantezza e l'eleganza. Certo, ne mettono tanta di carne sul fuoco questi due, però mi fanno divertire. Raccontano le cose come se fossero sulle montagne russe intenti a guardare un episodio del Doctor Who.
Mica male, visto che siamo su un fumetto.
Ah, la seconda serie TV di Netflix, intitolata anch'essa Dallas, è bellissima e completamente differente. Nella trama e nella narrazione. Ci sarà modo di parlarne, ma nel frattempo meglio non perdersela.

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#gererdway