Scritto da Marika Mattei

«La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col vestito alla romana
viva viva la Befana!»

Quando da adulti ci capita di rileggere delle filastrocche, delle poesie o delle canzoni legate alla nostra fanciullezza, ci accorgiamo che in realtà vengono automaticamente cantate o recitate rievocando tutti i ricordi ad esse associati. L’epifania, “che tutte le feste porta via”, è l’ultima festività che chiude con “dolcezza” il periodo natalizio che per molti rappresenta uno dei momenti più attesi dell’anno: per i bambini che ricevono i doni e per gli adulti che possono tornare alla spensieratezza della propria infanzia, almeno per qualche settimana.
Il termine deriva dal greco “epiphania” che significa “manifestazione”, e indica l’apparizione di una divinità; in questo caso si tratta del giorno in cui i re Magi si recano a far visita a Gesù.
Tradizionalmente la Befana viene descritta come una dolce vecchietta, vestita con delle gonne lunghe e rattoppate, un grembiule, i calzettoni per il freddo, un fazzolettone in testa e una sciarpa di lana sulla schiena, che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio vola su una scopa per riempire di dolciumi e di regali le calze dei bambini che si sono comportati bene durante l’anno, e di carbone per coloro che hanno combinato qualche marachella.
L’immagine della Befana, come oggi la conosciamo, è frutto di un’evoluzione realizzatasi nel corso dei secoli in cui però possiamo ritrovare alcuni simboli in comune tra varie raffigurazioni.
Si pensa che l’origine risalga al periodo tra il X e il IV secolo a.C., e sia connessa a dei riti pagani praticati in tutta la penisola.
Gli antichi romani ritenevano che, nei dodici giorni successivi al solstizio di inverno, delle figure femminili volassero sopra i campi per renderli più fertili, migliorando così i raccolti.
Nel Nord e nel Centro Europa è diffusa la credenza per cui la Befana derivi dalla figura celtica di Perchta, incarnazione femminile dell’inverno, e che sia equiparabile ad altre figure come ad esempio Frigg in Scandinavia, Holda in nord Europa, Bertha in Gran Bretagna, Perchta in Austria, Svizzera, Francia e Nord Italia.
Successivamente, durante il Medioevo, la Chiesa mise al bando qualsiasi rito non conforme alla religione cristiana delineando una nuova immagine trasmessa fino ai nostri giorni. Dodici giorni dopo la notte di Natale vola sulle case per purificare le anime delle persone, simbolizzando una rinascita legata al nuovo anno.
Inoltre, sempre secondo una tradizione cristiana risalente al XII secolo d.C., la Befana rappresenta una vecchietta che i re Magi incontrarono durante il loro viaggio per arrivare a Betlemme, a cui chiedono indicazioni sulla strada da seguire. In seguito, nonostante l’invito, la donna decide di non accompagnarli nel loro cammino, ma pentitasi del rifiuto, torna sui suoi passi e si mette a cercarli portando con sé un sacco pieno di doni. Tuttavia, non riuscendo a trovarli decide di lasciare i regali a tutti i bambini che incontra sperando che uno di loro sia Gesù. La leggenda narra che la Befana continui questa usanza nel tentativo di riparare al suo comportamento.
La raffigurazione della befana come una vecchietta ha un significato simbolico che indica la fine di un anno e l’inizio di uno nuovo. Per questo, in alcune città d’Italia, come a Bologna o a Gallipoli, e in molti paesi europei, è usanza bruciare dei vecchi fantocci come gesto propiziatorio per l’anno appena iniziato.
Tuttavia, la figura della Befana, come descritta, è festeggiata principalmente in Italia, mentre nel resto d’Europa il 6 gennaio si celebra soltanto l’arrivo dei re Magi.
Il comune di Urbinia, in provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche, dedica delle giornate per festeggiare la Befana, organizzando attività e laboratori per i più piccini e visite per il centro storico per i più grandi. Inoltre, è possibile visitare la Casa della Befana e l’Ufficio Postale dove riceve le lettere dei bambini e assistere al suo volo dalla Torre Campanaria e alla sfilata della Calza più lunga del Mondo. Il mito narra che toccare la calza realizzata ai ferri dalla vecchietta porti fortuna per il nuovo anno.
E il cinema non è stato esente dal dedicarle il giusto tributo. Nel film di Michele Soavi “La Befana vien di notte”, uscito nelle sale nel 2018, Paola Cortellesi veste i panni di una donna che cela un inconfessabile segreto: di giorno è una giovane maestra di una scuola primaria, ma la notte e fino al sorgere del sole, si trasforma nella vecchietta più amata e attesa d’Italia. La protagonista si troverà al centro di molte (dis)avventure nate a causa di un torto subito, e mai risanato, da un bambino ormai cresciuto. Tuttavia, aiutata da un gruppo di suoi alunni, riuscirà a fronteggiare le varie situazioni.
Da pochi giorni ci siamo lasciati alle spalle le festività natalizie, abbiamo riposto le nostre calze vuote nel cassetto e siamo tornati ai soliti impegni quotidiani, certi però che al suono di “La Befana vien di notte” potremo presto tornare a sognare di nuovo, in attesa di una dolce vecchietta e di un desiderato dono.