Recensione a cura di Fabrizio Castellani Mi serve un Nobel. Non per me, ovviamente. Ma per il buon Chuck, che reputo uno degli autori che meglio sanno interpretare l’umanità del nuovo millennio. Con il suo stile asciutto, a tratti nichilista. Le battute fulminanti e cattive. Le digressioni filosofiche che si insinuano serpentine. Con la trame che virano al grottesco, al surreale. Questo “Diary” ha dentro tutto questo. Il diario di Misty, cameriera al Waytansea Hotel, sull’isola che porta lo stesso…