Recensione a cura di Fabrizio Castellani

Sono stato a lungo (un paio di ore?) indeciso se il posto di queste righe fosse la mia rubrica fissa “The Fantastic Corner” oppure no. In fondo la copertina dalla banda rossa richiama i mitici Urania, e poi già nel titolo c'è la parola “Ucronica”. Infine tra le pagine, lì dentro, tante strisce a fumetti e tante citazioni della SF, da Matrix a Ron Hubbard (Fondatore di Scientology e noto autore di SF).
Poi ho deciso che non fosse quello il suo posto.
Difficilmente ho letto qualcosa di più Umano, di più piacevolmente “normale”, di quello che Makkox ci racconta in questa autobiografia.
Le persone, come dovrebbero essere.
Il vignettista (termine riduttivo) di Gaeta, autore del programma TV “Propaganda” si presenta e ci presenta il suo punto di vista sul mondo.
Un punto di vista capace di guardare alle cose con un occhio critico, ma privo di quel giudizio categorico che troppo spesso si vede nella gente, specie in quella categoria che per mestiere, necessità o caso, si trovano sotto i riflettori dei media.
Makkox racconta alcuni aneddoti familiari gustosi e divertenti, alcuni palesemente (come dice l'autore stesso) inventati, perché è così che sarebbero (ucronicamente) dovuti andare.
La passione morbosa per il disegno, per il giovane Marco più il breve e umoristico commento che come un racconto “per fumetti”, il graphic novel (ma chissà che prima o poi…). Da lì gli studi di pianoforte, il lavoro alla cava, il servizio militare.
La famiglia, schierata politicamente a destra senza essere “fascio”. Citando l'autore, una famiglia che vedendo dieci contro uno si schiera per quell'uno, e poi chiede la pena di morte per i dieci.
UN capitolo intero dedicato poi i primi lavori, da autore per “Striscia la Notizia” con Luca Bizzarri e poi con Beppe Grillo. Le collaborazioni con gli editori, i blog.
Come fanno tutti, “rubando” il mestiere degli altri. Altri disegnatori come Milazzo o Smith, Come ZeroCalcare, di cui è stato produttore del primo, immenso romanzo “La profezia dell'armadillo” (il ragazzo è troppo bravo per passare inosservato – dice a un certo punto – possibile che, in questo paese, chi dovrebbe accorgersi del talento CI faccia correre il rischio di sprecare uno Zerocalcare?).
E di altri, con menzione speciale per Gianni “Gipi “ Pacinotti che, per dirla come Makkox (e condivisa in toto) è “fumettista, autore, illustratore e divino aquarellista, che a disegnare e dipingere rompe i culi in tutti e cinque i continenti e in tutte le ere della terra”.
Ci racconta poi l'arrivo a “Gazebo” e poi “Propaganda”, dove ha raggiunto la notorietà, con Zoro Bianchi. E quella volta che Mattarella gli chiese se poteva avere una sua striscia.
Insomma, come Marco è diventato Makkox.
Guardando il mondo di sbieco, da un panchetto laterale tra il pubblico e le quinte dove, per forza di cose, sei costretto a focalizzare lo sguardo senza disperderlo per ampi orizzonti. Ironiche su tutto, mai cattive, senza perdere di vista l'umanità che dovrebbe (DEVE) bagnare ogni cosa, momento, situazione su cui si poggia lo sguardo.