Scritto da Fabrizio Castellani

Iniziativa quantomeno bizzarra, questo Team Up tra l'eroe della DC americana Flash e quell'italianissima creatura bonelliana che è Zagor.
Difficile da immaginare mondi così distanti e diversi. L'universo DC, con i suoi eroi dai poteri immensi simili a Dei, capaci di muovere pianeti e attraversare il tempo e le dimensioni. Il Bonelli della fine '800, la foresta di Darkwood dove tra indiani e pistoleri un uomo armato solo di una scure contrasta predicatori deviati, uomini mascherati, sciamani e scienziati folli. E all'occorrenza pure gli alieni.
Però i mondi dei fumetti sono fatti per mischiarsi, mescolarsi, fondersi e scindersi in continuazione. Ben venga questo esperimento allora, e questa pillola zero uscita a dicembre 2020 nel circuito delle fumetterie.
La storia comincia a Darkwood. Un falò sacro, un gruppo di capì indiani, una richiesta agli Dei. Poi un fulmine ed un ragazzino, con sul petto l'inconfondibile saetta simbolo di Flash fa la sua apparizione. Un velocista, forse uno della grande famiglia dei Flash che prima di scomparire grida “Aiutami ZaGorTeNay”. Troveremo lo stesso ragazzino più avanti, prima nel bel mezzo di uno scontro tra Flash e alcuni suoi nemici storici (Captain Cold, Mirror Master e altri) e poi proprio con Zagor, trascinato in una visione dove affronta i suoi peggiori nemici, come Hellinger e Bela Ragosi, il Vampiro. Attraverso il ragazzo, per un singolo ma significativo istante, Zagor e Flash danno uno sguardo ognuno nel mondo dell'altro.
Un espediente classico, ma funzionante. Almeno per questo prologo, in attesa che arrivi la serie vera e propria.
Per quanto riguarda la sceneggiatura sembra che Masi e Uzzeo abbiano cominciato con molta cautela, nel pieno rispetto delle caratteristiche di due personaggi iconici con sessant'anni di storia alle spalle (Flash nasce nel 1959, Zagor nel '61, sono praticamente coetanei), mettendo in risalto i tratti comuni, cioè determinazione e sicurezza nei propri mezzi e motivazione senza ossessione.
E l'incapacità di lasciare inascoltata una richiesta di aiuto.
Alle matite un bravissimo Gianfelice, aiutato dai colori di Saponti, ci regala sin da subito delle belle tavole. Orizzontali e dinamiche quando c'è azione, più verticali e statiche nei momenti riflessivi. Impaginate in maniera irregolare in Flash e con una disposizione più classica, ma con alcune licenze, in Zagor.
Ci sono un paio di Splash page davvero spettacolari, che non fanno mai male.
Didascalie, ballon e la scelta del colore dominante, il rosso a Central City e un verde poco brillante per Darkwood, sono poi funzionali alla caratterizzazione, mostrando un lavoro accurato di studio e di preparazione.
Forse, per essere pignoli, una qualità superiore di carta e pagine di dimensioni più generose avrebbe permesso di apprezzare ancora di più il buon lavoro grafico.
Per i collezionisti è apprezzabile invece la scelta di avere due versioni dell'albo, che differiscono per la copertina di Carmine di Giandomenico. Una copertina Flash, con il velocista scarlatto in primo piano e una copertina Zagor, dove invece troneggia lo Spirito con la Scure. Messe una a fianco all'altra riproducono una famosa cover del ciclo di Flash, la celebre “Flash dei due mondi”, primo viaggio tra le dimensioni e seme della teoria dei multiversi per i supereroi, croce e delizia di scrittori, editor e fan.

Un albo da leggere, che invoglia i lettori a seguire la storia che uscirà da questo insolito Team Up.

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