Scritto da Tiziana Tafani

Di novembre a Praga non ci va nessuno, ho pensato, poteva essere una buona occasione per liberarmi del frastuono di un amore andato in mille pezzi, e liberarmi dalla noia di dover stare lì a raccogliere i cocci. Che se la fossero sbrigata loro due, quelli che mi avevano servito la bevanda velenosa del loro amore nuovo in cui io ero poco più di una comparsa. Il tempo di liquidarmi, come si fa con un domestico inverso, e via. Nello spaesamento di quei giorni non volevo restare. Dovevo a me stessa almeno il rispetto di una fuga inaspettata, e di raccogliere il mio dolore senza avere addosso gli occhi di nessuno. Fu un attimo. Nessuna difficoltà per l’aereo, nessuna difficoltà per l’albergo.
Arrivai dopo un volo tranquillo che già stavo meglio, l’albergo era dietro la casa di Kafka, riposai qualche ora dietro la finestra mentre la sera avanzava e luci iniziavano a diffondere una luminescenza pastosa, come quelle di un film muto. Uscii.
La città mi apparve meravigliosa con i portici da cui si riflettevano i bagliori dei cristalli, ed io già stavo meglio.
Mi incamminai verso il fiume di cui avvertivo da lontano il canto impetuoso, stretta nel mio cappotto azzurro, per il freddo pungente, che alitava sul selciato rendendolo viscido e di difficile approccio.
Presi riparo in una osteria sotto il Ponte Carlo, con l’intenzione di riempirmi in fretta lo stomaco e salire sul ponte, che era gremito di gente che cantava, ballava, faceva festa con quel tempo a novembre-
Fu lì che accadde un miracolo, quando risalite le scalette fui immersa dall’allegria che regnava sul ponte. Era come se tutte le cellule di cui ero fatta avessero trovato il proprio posto, stavo bene nella mia pelle, in sintonia con i sassi del ponte e le sue luci di inverno: ho provato una felicità che mai più sono stata in grado di ritrovare nella sua forma pura, perché non era amore, non era altro che la contiguità con il mondo, il punto più alto della mia vita. Il momento perfetto che passa nell’esistenza di tutti a me è capitato su quel ponte, in quella bellezza impensabile, in mezzo a tanti sconosciuti. Era la felicità. Esiste davvero la felicità.