Scritto da Fabrizio Castellani

Questa bella miniserie, completamente slegata da ogni continuity, a distanza di quasi venticinque anni dalla prima pubblicazione mantiene intatta tutta la sua attualità.
Quattro numeri usciti a fine 1989, ognuno a rappresentare una stagione dalla Primavera all'Inverno, passando per Estate e Autunno. Il giovane Clark Kent completa gli studi, lascia la sicurezza del piccolo paese nel Kansas, la fattoria dove è cresciuto, il liceo e gli amici, si trasferisce a Metropolis dove in breve indossa i panni di Superman.
In questa storia si racconta proprio questo momento di transizione. Da ragazzo ad adulto. Questo momento in cui, più o meno tutti, ci siamo sentiti spaesati, fuori posto ovunque fossimo.
E il giovane Superman non è poi tanto diverso, a quell'età, da tutti i suoi coetanei.
E al tempo stesso lo è profondamente.
Loeb con una sceneggiatura molto curata, ricca di didascalie e di dialoghi introspettivi, permette al lettore di calarsi in pieno nei dubbi e nelle paure del giovane Clark.
Il confronto con i genitori, la pulsante pressione di aiutare, la solitudine della propria condizione e delle proprie scelte.
In fondo non c'è nessuno come lui, sul pianeta. Lui è diverso da chiunque altro.
Un bambino alieno sopravvissuto all'estinzione del suo popolo. Adottato. Con un corpo capace di fare quasi tutto. Tutto questo Loeb lo trasferisce in pieno nella storia.
Mostra in primavera i dubbi e le paure di un ragazzo che non sa, dopo la fine del liceo, che strada dovrà percorrere. Gli amici come Pete Ross e l'amore adolescenziale per Lana Lang.
In estate ci racconta i primi passi come Superman e quel pensiero che si fa largo nella sua mente di credere di avere il potere di poter fare tutto. Le nuove amicizie al lavoro con Lois lane e Jimmy Olsen, i contrasti con quello che diventerà la sua nemesi per antonomasia Lex Luthor.
In autunno arrivano le prime crepe nelle sue certezze, e infine l'Inverno ci racconta della fuga a Smallville, cercando quella serenità che sembrava smarrita. E al termine dell'inverno, il ritorno a Metropolis con una nuova consapevolezza.
Delle tavole dalle linee dritte ed essenziali, curatissime, di Tim Sale credo di aver parlato spesso. Uno dei disegnatori più apprezzati del panorama mondiale, che in coppia con Loeb riesce a far uscire dalle pagine le sensazioni e i sentimenti più puri. Come già fatto in “Batman: il lungo halloween”, di nuovo conferisce ai personaggi anatomie massicce e abbigliamento anni '20 (Clark Kent è enorme, nel vero senso della parola). La città di Metropolis sembra uscita da un manifesto pubblicitario di Art Decò mentre Smallville viene ritratta come l'idillico paesino da Soap Opera americana.
I pastelli del danese Bjarne Hansen valorizzano molto ogni tavola, sia che si parli di una splash page che della più classica disposizione con sei vignette per pagina, oppure con i lunghi campi orizzontali di stampo cinematografico.
Tavole meravigliose che dovrebbero stare esposte, in grande, in cornice, affisse alle pareti.
Quello che si ha alla fine della lettura è quello che tutti sappiamo: Superman è diverso dagli umani, ma è molto più umano di molti di loro.
Raccontare l'umanità per fumetti, raccontando la solitudine di un alieno che ha i poteri di un Dio, non è cosa da tutti.

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