Scritto da Tiziana Tafani

Aveva preso l’abitudine di girare per mostre da sola. Passava molto del suo tempo libero tra una mostra e l’altra e aveva iniziato a conoscere tanti artisti e a farsi un’idea di quale fosse il dolore che volevano rappresentare attraverso le loro opere. Alcuni li sentiva quasi amici, pur non avendo scambiato mai una parola con nessuno di loro. Girare in mezzo alle opere d’arte aveva una forza di guarigione o comunque costituiva una sutura che prendeva la vita di Francesca e la portava al centro delle cose che danno un movimento.
Francesca aveva quarant’anni, viveva a Milano, aveva due figli, un lavoro monotono e un matrimonio che la lasciava esausta d’indifferenza e di silenzio. I suoi figli erano cresciuti in fretta o, più semplicemente, non erano stati mai suoi, era la sua indole a portarla a ricercare il silenzio e la solitudine, girare per mostre era diventato una specie di chiodo fisso.
Gli altri non sapevano leggere il tenero pentagramma del suo carattere, la giudicavano una finta snob che non aveva niente da dire e cercava di darsi un tono spingendosi in un mondo che certo non era in grado di comprendere.
C’era un pittore, a quella mostra, una creatura dal nome strano, tanto più affascinante perché le sue opere e le articolate spiegazioni storiche a cui erano ispirate erano tanto lontane dall’aspetto che aveva, quello di un soldato sovietico, di un contadino russo, grosso, rude, presente.
Francesca si accorse appena di quanto stava accadendo perché aveva perso di vista il capannello di persone che circondavano l’artista e gli facevano domande di ogni tipo a cui lui rispondeva con tanta amabilità.
No, si sbaglia, non cercava un uomo, cercava l’uomo”.
Tutti si girarono a fissarla e lei si maledisse, ma l’errore le era apparso una sorte di ovvia enormità, lo sanno tutti che quel matto di Diogene girava per la Grecia con una lanterna in mano e cercava l’uomo, è una metafora che si addice ai nostri tempi, sembra scritta per noi.
Per questo non aveva saputo tacere ma subito cercò di riguadagnare l’ombra che il suono della sua voce aveva illuminato. Ma quell’artista era un uomo curioso, non conosceva la boria; uscì dal capannello e si mise a cercare la voce che lo aveva contraddetto.
Lo fece con un garbo e una grazia di altri tempi. Si erano capiti subito.