Scritto da Tiziana Tafani

Era il nostro Carnevale e non avevamo altro che quel gran freddo addosso, te lo ricordi, Andrea, era martedì grasso e senza saperlo io mi ero mascherata da vedova allegra e tu da dandy e mentre mi baciavi attraverso la veletta mi parlavi di questo amore che ti accecava, ed io cercavo di trovare una forma al mio corpo per farlo stare dentro le tue parole. Dio santo Andrea quanti anni sono passati da quel giorno, con le persone che ci passavano accanto e gettavano coriandoli su di noi e sul nostro amore come una benedizione ed un auspicio, che fossimo sempre coì, tu ed io, innamorati stolti felici di una felicità senza nome, lo abbiamo trovato dopo, il nome, ma era già troppo tardi.
Te lo ricordi Andrea, quel Carnevale, io non riesco neanche a mettere insieme le cifre di quell’anno, che alla fine si portò via tutto, dopo averci illuso che la nostra strada sarebbe stata quel fulgido costume che tanto si addiceva al nostro amore sbandierato, strillato, esibito come un trofeo. Andrea, perché non siamo stati più composti?  Magari la vita non si sarebbe accorta di noi e ci avrebbe lasciato in pace, e invece no, tutto quello schiamazzo intorno alle nostre belle figure, perché eravamo tanto belli Andrea, questo davvero, e soffocati dalla nostra bellezza ci facevamo mancare il fiato e le parole.
Te lo ricordi Andrea, quel carnevale, i tuoi sigari, i tuoi passi, le ghette, le mie calze con la riga, la stola di visone, il rossetto scarlatto, dimmi che te lo ricordi almeno tu; non abbiamo conservato nemmeno una foto perché pensavamo che l’artiglio del tempo non ci avrebbe ghermito, e saremmo rimasti per sempre quelli, ma invece ci sbagliavamo.
E adesso mi è tornato in mente, ed è già quaresima, un silenzio d’amore che dura da tanti anni, chissà dove sei adesso, chissà se per te il Carnevale ha ancora un senso di cose belle, mentre io sto qui, a scrivere un ricordo che si porta dietro solo il male che ci siamo fatti, adesso che è troppo tardi per tutti noi.