Intervista a cura di Federica L. Mattei

Cara Anna, anzitutto benvenuta su Pieghe di Libri. Da qualche mese ti seguo assiduamente sui social perché trovo molto interessanti e suggestivi i contenuti che condividi. Qual è il tuo rapporto col web?

Col web ho un rapporto semplice. Cerco notizie, informazioni, scambio email e poi sto parecchio su fb perché ritrovo amici del passato e anche nuovi. Grandi chiacchierate, il senso della piazza o del bar, o della telefonata di un tempo. Ogni tanto mi piace mettere pezzi di libro o fare dei diari, un po' per sfogo, un po' per esibizionismo, e un po' perché mi piace scambiare emozioni.

Noto che molti dei contenuti di cui parlo sono immagini di paesaggi. Qual è il tuo rapporto con la natura?

Anche con la natura ho un rapporto semplice. Mi piace camminare, andare in bici, e passare ogni giorno almeno una parte di tempo all'aria aperta. Mi piace anche fotografare i paesaggi e postarli. Però non faccio altro per la natura. Non mi indigno se trovo cicche di sigarette, né sono molto rigorosa con la differenziata. Non seguo molto le informazioni ambientaliste, né sono vegetariana o particolarmente "bio". Per pigrizia, non per altro.  Passo più tempo sui libri.

Quale, tra i vari interessi che hai ti definisce meglio?

Volevo scrivere perché mi piaceva passare le giornate, da bambina, con dei quaderni davanti e delle penne. Mi interessavo a poco altro. Al liceo facevo temi chilometrici. All'università riempivo quaderni di diari. Poi mi piaceva pensare alla mia vita come a un film. Studiavo pianoforte e amavo le colonne sonore, in particolare di Morricone. A volte mi recitavo i miei stessi pensieri, come battute di sceneggiatura. Per questo, quando mi sono laureata ho fatto l'esame per entrare al corso di sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia. Sono stati due anni tra i più belli della mia vita. Il sogno del Cinema legittimato come il lavoro che vuoi fare da grande. Amici sognatori, i film più belli della storia del cinema guardati e analizzati alle 8 del mattino, pezzi di sceneggiatura scritti da noi e riletti in classe. Amici che mi porto dietro ancora oggi e con cui condividiamo il nostro lavoro.

C’è un genere letterario che più senti vicino alle tue corde? E cosa hai letto di recente?

Un genere letterario vicino alle mie corde: i romanzi d'amore, in qualunque veste, anche la cosiddetta letteratura "rosa" che è un genere sottovalutato. E comunque le storie dove ci sia amore, non necessariamente tra uomo e donna, anche tra amiche, madri e figli, eccetera. Mi piacciono tutti i romanzi belli. Ho forse una predilezione per le storie sulle donne, e anche per delle autrici donne, che però non vuol dire che abbiano una scrittura "femminile". Non leggo molto i saggi, né libri di politica. Mi annoiano un po' perché trovo non ci sia il gusto della "finzione". Ultimamente leggo Carofiglio e de Giovanni. Con quest'ultimo ho anche lavorato. Non che sia appassionata di gialli, ma nei loro trovo passione e sentimento, che secondo me sono fondamentali in ogni storia che si scrive.

Nel tuo lavoro di scrittura, come o da cosa nasce una buona storia? Quali sono secondo te gli elementi imprescindibili?

Una buona storia secondo me nasce da una buona costruzione, e un ritmo narrativo efficace. Puoi raccontare la cosa più piccola e banale del mondo, ma niente è tale se raccontato con "musicalità". Se mentre leggi a voce alta senti che ci starebbe bene una musica in sottofondo, allora funziona. Conta il fattore emotivo, il punto di vista. Puoi raccontare la storia di una persona orrenda dal suo punto di vista di persona orrenda. Ma quella persona orrenda deve emozionarmi e arrivarmi al cuore, sennò non mi interessa. Se mentre scrivi una storia non ti emozioni mai, non la senti mai davvero "tua", penso che il risultato sia sempre mediocre. Poi certo, contano anche i contenuti, ci mancherebbe.

I tuoi figli sono in età adolescenziale: come realizzi al meglio il rapporto con loro e con la loro età?

I miei figli. Penso che non ci siano regole su come realizzare un buon rapporto e farli crescere sereni. Io ci parlo tanto, ci rido tanto, li coinvolgo nella mia vita e non gli dico mai bugie. Così spero facciano loro, qualunque birichinata, più o meno, è meglio di una bugia. Cerco di indicargli sempre l'importanza di rispettare gli altri, soprattutto se diversi da noi. Di essere leali e difendere chi viene trattato male, cosa che spesso succede a scuola, o tra le comitive di ragazzi. Cerco di tenere la nostra casa aperta a tutti i loro amici, che possano sentirsi liberi di venire, parlare, mangiare, cercare un dialogo sincero anche con me, senza paura di venire giudicati. Poi certo, a volte gli faccio urli da isterica oppure dico parolacce, o mi sentono anche parlare di uomini stronzi incontrati nei sette da quando sono separata. Non so se sto facendo bene, ma i miei figli li vedo contenti anche dopo un lungo anno di grandi sacrifici per la loro età.

Purtroppo la vita ti ha sottratto molti affetti, qual è il tuo rapporto col dolore?

Il dolore lo conosco, l'ho vissuto, non so se l'ho elaborato perché alcune cose non si elaborano mai. Soprattutto le rotture dei rapporti. Perché sulla morte non puoi fare molto, ma sulle separazioni dalle persone che ami sì, ed è molto brutto portare rancore o chiudere il dialogo con chiunque. Per fortuna non credo di averlo mai fatto per troppo tempo. Col dolore credo di avere un rapporto buono, per il semplice fatto che non gli permetto di essere totalizzante. Esistono pur sempre tanti modi per consolarsi e se possibile rinascere. Per me i libri sono uno di quei modi.

Con quale aggettivo ti sapresti definire meglio?

Aggettivo per me? Casinista, in senso buono e cattivo.

Grazie d’essere stata con noi, per la gentilezza e la disponibilità. Un bacino alla Cecia.

Grazie a te Federica, sei stata carinissima ad esserti interessata a me alla mia storia. Ma certo che ti bacio Ceciolina che da quando c'è ci porta ancora più allegria.
Un abbraccio e buon lavoro.
Anna