Foto di Antonella Gentile

Scritto da Maddi Magnolia

Una poesia di Neruda, dal titolo Il vento nell’isola, ci parla di ciò che nel nostro immaginario è un luogo lontano da tutto. Isolato, appunto. Ma basta un colpo di vento, come la voce al telefono del maestro Franco Tramontana, per capire che nessuno è solo in quel luogo pieno di suggestione che è Procida.
Polistrumentista, innamorato delle parole e della sua isola, il maestro Tramontana in pochi istanti ci fa sentire parte di uno scenario, dove il suono degli elementi naturali diventa parte della poesia musicale di cui è eccellente portavoce. Il suo lavoro di ricerca musicale ci dimostra che il mare è ovunque. Non si può sfuggirgli, perché è sempre lì a ricordarci che è l’unico nostro rifugio, come l'amore, di fronte alle intemperie della vita.
Parlando con il musicista isolano, mi rendo conto che il mare che abbraccia dolcemente Procida ci racconta prepotentemente del suo passato. Le influenze spagnole che ne hanno colorato le case, gli allevamenti dei bachi da seta accompagnati dal canto delle donne, il tempo che trascorre lento tra le passeggiate nel suo panorama naturale incontaminato, tutto è poesia in questo luogo.
Eppure, c’è qualcosa di più che il maestro vuole raccontarci. È il futuro di una terra che giace etimologicamente tra le acque. Nei solchi che il sale ha lasciato sul viso dei pescatori della Corricella, nel suono del remo che fende l’acqua del mare verso la spiaggia della Chiaiolella, nella paziente attesa delle donne procidane che vivono la lontananza dai loro marinai, è tracciata la mappa che può percorrere Procida, anfiteatro immerso nel Mediterraneo. Perché il futuro non è possibile senza la consapevolezza di ciò che siamo stati.
Come ci ricorda la sua esperienza, da piccolo suonava ‘solo’ la musica ma, attraverso il linguaggio, “le parole sono diventate l’espressione di quelle note”. Dev’essere stato come un alito di vento, ciò che ha portato un bambino di cinque anni ad abbracciare la chitarra per intonare quelle morbide note. Dopo diversi anni, ci rivela che ci sono tanti tesori, tutti da custodire.
Allo stesso tempo, per le vie misteriose dei mari, c’è un soffio in grado di raccontare anche le storie che verranno. Il musicista ci riporta al senso di un viaggio che solo quando mescola strumenti diversi, in questo caso parole e musica, può permetterci di scoprire il senso del nostro andare.
Potremmo, dunque, affermare che fondendo tradizione mediterranea e capacità di immaginare il futuro, si può dar voce alla cultura della vita. Non è un caso, se fra le sue spiagge, è stata girata una delle scene più intense del celebre film Il Postino, legando per sempre quest’isola alla cultura. Mescolando insieme poesia, musica e suono del mare si è data voce a qualcosa di potente.
Procida è profusa dal mare, così come la musica di Franco Tramontana è profusa di parole. È forse questo il senso della scoperta di questo luogo che dalle sue origini può creare occasioni di stupore. La bellezza è nella fusione isolana di passato e futuro in un’unica iperbole melodica.