Recensione a cura di Fabrizio Castellani

Un'affermazione di “Procidanità”. Quello scatto d'orgoglio che si prova nell'affermare la propria radice, la propria appartenenza. Un'appartenenza che qui non significa mai esclusione, piuttosto è legame indissolubile che, in qualche modo arcano, resta aperto come un abbraccio.
Tredici racconti di artisti procidani (quattordici, considerata una bonus track), uniti dallo stesso grande filo conduttore: l'Isola di Procida come ambientazione.
La Capitale della Cultura del 2022 raccontata dalle parole dei suoi abitanti, vista con i loro occhi, svelata dalle loro conoscenze. E forse per scelta, forse per casualità, permeata del lento ritmo del blues. Malinconia e ricordo struggente, sentimento e aspettativa, critica e lode sono gli ingredienti di questi racconti. Che variano nei personaggi e negli stili, che spaziano nei generi e che danno il senso profondo di un luogo capace di creare legami altrettanto profondi.
D'altra parte la vocazione all'emigrazione nel popolo di Procida affonda radici ben lontane nel passato. Ma altrettanto forti, quelle radici, si aggrappano a quello scoglio di quattro chilometri quadrati, undicimila residenti e tredici chiese. A quelle case colorate affacciate sul porto, alle strade strette e ripide, ai piatti saporiti. Al mare salato del titolo che omaggia il Corto Maltese di Pratt, il più malinconico dei marinai della letteratura.
I racconti, per loro natura, parlano di sentimenti comuni. In questi emerge presto l'amore e la morte (Venere Imperiale – C. Gentile oppure Graziella Blues – G. Di Dio, e anche Ritorni – L. Actilio) con la capacità che hanno certi luoghi di far sì che certe sensazioni, un certo modo di “sentire”, sia privo di distrazioni. Focalizzato, concentrato, intenso.
Certo non tutto è perfetto nelle piccole comunità e ancor di più questo può accadere nelle piccole isole. Lo spiega per bene R. Galletta, con il suo Il Colpo di Sole, puntando il dito verso quel vizio al pettegolezzo e alla maldicenza che, purtroppo, abita ovunque in questo nostro belpaese.
Non mancano le declinazioni alternative. In giallo per esempio, con il bel Io Ucciderei per te (D. Di Dio), nel leggendario (Il Mare sa ciò che il vento racconta – F. Borgogna) oppure il curioso SciFi Palle da Tennis (M. Assante del Leccese), davvero originale nel suo proiettare sulla piccola isola paure dei cambiamenti climatici proprie dell'intero pianeta, e al tempo stesso aprire una finestra di speranza e di ottimismo.
Non potevano mancare i riferimenti storici, veri e vissuti (La Camicetta rossa – G. Retaggio) oppure solo immaginati e romanzati, forse (Quando Vera venne a Procida – E. Montaldo e Procidammore – R-Scotto e anche Le stelle di Procida – L. Foschini).
Né sono assenti spaccati fotografici di bellezze mozzafiato e personaggi di purezza cristallina (La Barca in Giardino – C. Ambrosino, Un albero di Ciliegio - P. L. Lavadera e Civico 4 – A. Sobrio).
Da ogni angolo, in ogni sguardo, da questi racconti escono le persone di quest'isola.
Forti, decise, legate.
Un'isola che è e resta casa, che è e resta punto di partenza e d'arrivo. Che è principalmente posto di vita.
Un'isola che, come dice lo slogan di Procida 2022: abbraccia la cultura che non isola.
In bocca al lupo per quest'avventura, Procida capitale della Cultura, Isola che non isola.

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