Persistent Memory di Nima Veiseh

Scritto da Marika Mattei

La memoria è una funzione psichica che ha suscitato molto interesse sia in ambito scientifico che tra le persone comuni. Spesso, infatti, ci sorprendiamo della facilità con cui riusciamo ad evocare il ricordo di eventi, situazioni e persone che hanno fatto parte della nostra vita, mentre in altre occasioni abbiamo difficoltà a richiamare alla memoria qualcosa che abbiamo visto o letto Di recente, ma anche semplicemente il motivo per cui abbiamo deciso di cambiare stanza all’interno della nostra abitazione.
La memoria può essere definita come la capacità di registrare, conservare e recuperare le informazioni ed è un processo fondamentale nell’attività mentale umana, in quanto strettamente collegato ad altri processi cognitivi come il linguaggio, il pensiero e l’apprendimento. Può essere concettualizzata come un magazzino in cui risiedono tutte le informazioni, ma non si tratta di una copia fedele della realtà esterna, quanto piuttosto di una rielaborazione e di una rappresentazione personale del mondo. Questo processo cognitivo si compone di quattro fasi: la codifica, ovvero l’elaborazione iniziale dell’informazione e la formazione di una rappresentazione interna; l’immagazzinamento, che permette di trattenere l’informazione; il consolidamento, in cui l’informazione passa dalla memoria a breve termine (MBT) alla memoria a lungo termine (MLT); e infine il recupero, che consente proprio di recuperare l’informazione archiviata in memoria attraverso la memoria di lavoro.
All’interno del paradigma della Human Information Processing (HIP), Atkinson e Shiffrin elaborano il “modello della plurimemoria” secondo cui la memoria sarebbe composta da tre diverse strutture o magazzini con caratteristiche e funzionamento differenti.
Il primo è costituito dal registro sensoriale, che trattiene l’informazione in forma sensoriale per un brevissimo tempo. Si possono identificare diversi tipi in base al canale sensoriale con cui è stata percepita l’informazione: memoria iconica (stimoli visivi), ecoica (stimoli uditivi), olfattiva, tattile e gustativa.
In seguito alla codifica nel registro sensoriale, l’informazione passa al secondo magazzino: la memoria a breve termine, che possiede una capienza limitata (circa 7 unità) e in cui le informazioni risiedono soltanto per un breve periodo, mediamente 30 secondi, se non vengono messe in atto delle strategie per mantenerle in memoria.
Il terzo magazzino viene definito come memoria a lungo termine, caratterizzato invece una da una capienza illimitata e che permette una traccia mnestica permanente dei diversi dati, seppure con differente facilità di recupero. All’interno della MLT, Tulving fece un’ulteriore distinzione individuando un tipo di memoria denominata episodica, sede di ricordi di eventi ed esperienze della vita personale di ciascuno, e una memoria chiamata semantica dove si depositano tutte le conoscenze di carattere generale che l’individuo ha acquisito nel corso della vita. Successivamente, altri autori hanno proposto di considerare questi due tipi di memoria come un’unica memoria definita dichiarativa. Inoltre, Tulving ipotizzò anche l’esistenza della memoria procedurale costituita da tutta una serie di capacità percettivo-cognitive e cognitivo-motorie di cui il soggetto non ne è cosciente, ma rappresentano il “saper fare”, come ad esempio il saper andare in bicicletta o guidare la macchina.
Altri autori, come Craik e Lockhart nella “teoria della profondità di elaborazione”, hanno sottolineato come la capacità di ricordare non possa essere influenzata soltanto dalle strategie messe in atto per consolidare l’informazione, come ad esempio la ripetizione, ma suppongono l’esistenza di altri fattori intervenienti in questo processo. In particolare, sostengono che se la nuova informazione viene integrata con le conoscenze precedenti, connotata emotivamente, rielaborata e organizzata in modo gerarchico e coerente, può consolidarsi più facilmente nella MLT. Inoltre, a seguito di diversi studi, hanno ipotizzato l’esistenza di tre livelli di elaborazione e una traccia mnestica più duratura per quegli stimoli elaborati a una profondità maggiore.
Se per un attimo ci soffermiamo a ripensare alla nostra vita, possiamo immediatamente renderci conto di quanto sia più semplice ricordare situazioni che hanno suscitato in noi un certo impatto emotivo, come la nascita di un figlio o il giorno della nostra laurea, ma anche eventi collettivi sia di natura positiva che negativa. L’intensità di un’emozione agisce sul processo mnestico di un evento, che viene ricordato di più e con maggiore vividezza poiché mobilita maggiormente i processi attentivi. Tuttavia, è necessario evidenziare la discordanza tra i diversi studi scientifici e sottolineare come che alcune situazione a carattere traumatico, possono avere un impatto negativo sulla capacità di memorizzazione.
Esiste una certa variabilità interindividuale per ciò che riguarda le competenze mnestiche: alcuni di noi si distinguono per una maggiore abilità nel ricordare stimoli visivi, altri nelle esperienze autobiografiche.
Nel corso della storia, alcuni individui hanno rappresentato un’eccezionalità rispetto alla popolazione generale. Tra questi possiamo citare il caso dello statunitense Laurence Kim Peek che, affetto dalla sindrome del savant, mostrava un’eccellenza nella memoria eidetica, definita comunemente “memoria fotografica”, ovvero la capacità di memorizzare i dettagli delle immagini osservate anche per tempi molto brevi. Era in grado di leggere un intero libro in circa un’ora e ricordarne ogni dettaglio; inoltre, nel corso del tempo era riuscito ad immagazzinare nella memoria circa 12.000 libri. La sua storia ha ispirato lo sceneggiatore Barry Morrow per il  personaggio di Raymond Babbitt, interpretato da Dustin Hoffaman nel film  Rain Man, diretto da Barry Levinson nel 1988. Questa straordinaria capacità è riscontrabile anche in diversi personaggi di serie televisive come il dottor Spencer Reid in Criminal Minds; Lexie Grey, la sorellina delle celebre dottoressa Meredith Grey in Grey's Anatomy; e Sheldon Cooper, uno dei protagonisti in The Big Bang Theory.
Un’altra condizione è quella della "ipertimesia", termine che deriva dal greco iper "eccessivo" e timesi "ricordare". Si tratta della straordinaria capacità di ricordare con accuratezza aspetti della propria esperienza personale. Precisamente, possiamo identificarne due declinazioni: chi riesce a rievocare nel dettaglio momenti autobiografici e chi ha memorizzato il giorno e l’ora di episodi quotidiani. Ad oggi sono stati riscontrati circa 60 persone in tutto il mondo. Tra questi possiamo menzionare Jill Price "AJ", il primo caso identificato nel 2006. Tuttavia, il neurobiologo James L. McGaugh ha identificato a posteriori come ipertimesia il caso di Daniel McCartney, vissuto dal  1817 al 1887. Quest’uomo riusciva a  ricordare ogni singolo giorno della sua vita a partire dai nove anni di età. In particolare, era in grado di individuare il giorno della settimana di una qualsiasi data passata e di rievocare ogni minimo dettaglio della propria vita personale, come il cibo consumato, ma anche di episodi significativi a livello nazionale.
Queste storie tanto incredibili quanto insolite, ci colpiscono e ci incuriosiscono.
La memoria è indubbiamente una funzione psichica fondamentale nella nostra vita. Ci permette di dare senso e continuità a noi stessi e alla nostra storia personale, di apprendere, di muoverci nel mondo e di comunicare con gli altri. Tuttavia, possiamo riflettere sulla funzione e sul bisogno di dimenticare, che inevitabilmente interessa ciascuno di noi.
A tal proposito, sono risonanti le parole del pittore ed economista Nima Veiseh, che manifesta la  ipertimesia, rilasciate alla BBC: “L’avere una memoria così forte e precisa su fatti personali o comunque connessi alla mia esistenza, mi ha costretto a una riflessione esistenziale, rendendomi una persona più gentile e tollerante. Si dice sempre “perdona e dimentica”, ma siccome per me dimenticare è un lusso che non ho, ho dovuto imparare a perdonare genuinamente. Non solo gli altri, ma me stesso in primo luogo”.