Recensione a cura di Simona Eusepi

Chiara, una giovane scrittrice trentaseienne cresciuta a Vicarello, avrebbe solo voluto avere per tutta la sua vita la sua stradona di campagna, suo marito e la sua Rubrica. Tuttavia, hai presente quando la vita che fai ti pare sì la tua, ma senza di te? Così Chiara si ritrova a vivere a Roma, una città sconosciuta ed ostile, sola, lasciata dal marito con una telefonata e senza più la sua Rubrica, il suo lavoro. Un giorno di dicembre, ispirata da Rudolf Steiner, la sua analista le propone un gioco: per un mese, a partire da subito, fare per dieci minuti al giorno una cosa che non ha mai fatto. Da qui inizia il racconto di Chiara che ci narra, come in un diario, cosa sperimenta ogni giorno. Inizialmente sembra difficile concedersi a delle nuove attività, anche solo per dieci minuti, sarà che già in uno dei primi giorni Chiara capisce come “si diventa così sordi quando la paura di perdersi supera la voglia di trattenersi”. Chiara, non si perde d’animo perché nella vita il coraggio è tutto. Ed è proprio il coraggio che la spinge addirittura a cimentarsi nella cucina, impresa che le sembrava assai impensabile, nonché suonare il violino, ballare l’hip hop, ricamare o travestirsi da babbo natale. Questo gioco le permette di conoscere la sua città, nemica da sempre, di condividere le attività con i suoi amici e le persone a lei più care, riscoprendo il piacere di ascoltare coloro che sono sempre stati presenti nella sua vita. Il gioco va avanti anche durante le Feste Natalizie e fino all’arrivo del nuovo anno. Tuttavia, Chiara si sente sola poiché, nonostante sia circondata da affetti, questo gioco non è altro che una riflessione su sé stessa, sui suoi limiti e sulle sue convinzioni, nonché su quanto accaduto tra lei e suo marito. Mentre passano i giorni, durante un colloquio con la sua analista, Chiara si rende conto di come è stato facile, ad un certo punto, tornare a ridere senza motivo, cosa che non le succedeva da tantissimo tempo; si chiede anche se questa nuova Chiara piacerebbe a suo marito, ma non sa rispondersi perché in fondo non la conosce neppure lei. I dieci minuti al giorno la riportano sempre lì, allo stesso punto di partenza o di arrivo: suo marito. Non passa momento in cui non desideri il suo ritorno, sentirsi dire quelle parole che tanto custodisce nel suo cuore quanto si ripetono nella sua mente. E che cosa accade quando suo marito torna e si ritrovano in quella macchina dove all’improvviso comincia a fare freddo? Fa tanto freddo.
Credo che Chiara Gamberale, tramite questo auto diario, ci voglia raccontare come il cambiamento sia un processo che inizia da dentro. Non possiamo aspettarci qualcosa dagli altri se prima non entriamo in contatto con noi stessi, se non impariamo ad ascoltare nel profondo i nostri bisogni, a non resistere al cambiamento, benché attaccati ad una realtà che non esiste più e spaventati perché la vita si rivela non essere come l’abbiamo programmata. Bisogna andare a fondo, bisogna marcire aspettando pazienti il giorno in cui scopriremo di essere sopravvissuti – ecco cosa ci dice Chiara.
Dunque, buttiamoci sulla convinzione che il meglio della vita sta in tutte quelle esperienze interessanti che ancora ci aspettano. E Chiara ha scoperto una nuova parte di sé, lo ha imparato con il gioco dei dieci minuti.

Chiara Gamberale è una scrittrice, conduttrice radiofonica e televisiva che ha dato e sta dando dei preziosi contributi al campo della scrittura, del giornalismo, e anche della televisione. Originaria di Roma, partita come giovanissima speaker radiofonica, pubblica a soli 22 anni il suo primo romanzo intitolato “Una Vita Sottile” (Marsilio). Nel 1996 ha vinto il premio letterario Grinzane Cavour promosso da La Repubblica e i suoi libri sono stati tradotti in almeno 16 Paesi del mondo. Nel 2002 inizia a lavorare in radio e in televisione affiancando Luciano Rispoli per le riprese di “Parola Mia” su Rai 3 e conducendo i programmi “Duende” su Seimilano e “Io, Chiara e l’Oscuro” su Rai Radio 2; è stata inoltre l’autrice di “Quarto Piano Scala a Destra” su Rai 3. Collabora anche con diversi giornali quali Vanity Fair, Io Donna, Donna Moderna e La Stampa. È ideatrice e direttrice artistica del Festival Procida Racconta, un appuntamento annuale, iniziato nel 2015 e rivolto a tutti i lettori italiani, in cui sei scrittori sbarcano sull’isola e hanno a disposizione 3 giorni per eleggere a personaggio uno degli abitanti raccontandone la storia.

Edito da Feltrinelli, 2013