Scritto da Giulia D'Aurelio

Lunedì 15 marzo è la giornata nazionale dei disturbi alimentari.
So che tante donne, oggi, si ritrovano silenziosamente in ciò che ho sperimentato nel mio passato. Ho deciso di testimoniarlo per farvi sentire comprese, accolte, ascoltate.
Sin dall'adolescenza, ho lottato con la dura, se non inarrivabile, accettazione di me.
Sono sempre stata molto severa con me stessa, pensando che potessi fare di più.
La scuola è stata da subito una palestra per la vita, un luogo dove misurarmi e devo dire che ho sempre raggiunto ottimi risultati perchè studiare mi viene bene!
Ma poi, ad un certo punto, non è stato più abbastanza ed ho iniziato a non mangiare, ad eliminare le schifezze, a ridurre le porzioni. A ogni pranzo e ogni cena c’era la conta spasmodica delle calorie.

Trascorrono tre lunghi anni e decido di uscirne, di non sentirmi più dominata dal cibo e mi affido a una specialista.

Purtroppo, incomincio a passare da un accesso a un altro. Inizio ad abbuffarmi. Colmo quel vuoto interiore (incolmabile) con il dolce, il salato poi ancora il dolce, poi di nuovo il salato. E mi sento piena, fino a scoppiare.

 

 

 

 

 

 

 

 

Non mi riconosco più nel mio corpo , una volta esile ora gonfio e goffo.
Trascorrono altri due anni e decido di uscirne; di nuovo mi affido a una specialista. Un'altra.
Oggi sono sempre io, con le cicatrici e le cadute.
Ho scelto la professione di nutrizionista per aiutare chi ne ha più bisogno.
A voi dico, amatevi e non giudicatevi.
Non siate troppo severe, si può cadere ma ci si può rialzare, sempre.
C’è sempre tempo per migliorare, ma bisogna muoversi a piccoli passi.
Rivolgetevi sempre ad un professionista della nutrizione, senza diete fai da te. I risultati non arrivano nell’immediato ma solo col tempo e con la giusta motivazione.
Non siete sole, credete in questo, sempre!
E vogliatevi bene, abbracciatevi, accarezzatevi.

L’amore, a partire da quello per se stessi, può tutto.
Parola di chi ne è uscita e ne parla oggi senza più paura.

Giulia