Intervista a cura di Federica L. Mattei

Ciao Alice, benvenuta su Pieghe. Come è nata la tua curiosità per i libri?

Grazie per l’invito Federica. Non ricordo quale sia stato il primo, ma ho ancora impressa la sensazione di euforia vissuta nell’aver letto un romanzo per avventura per ragazzi, Motu-Iti l’isola dei gabbiani di Roberto Piumini. Il mio luogo d’elezione era la biblioteca di Oristano, che agli occhi di bambina era un luogo incantato con tantissimi libri per bambini. Rivedo oggi quella stessa euforia negli occhi di mio figlio di cinque anni, che ha la fortuna di avere una biblioteca a Parma interamente dedicata alla letteratura per ragazzi. Ricordo di aver iniziato a amare i classici attraverso le edizioni illustrate per bambini, era diventata una consuetudine riceverli per ogni occasione importante e credo di aver riletto innumerevoli volte I miserabili di Victor Hugo. Negli anni ho vissuto la lettura come un luogo per esularmi dal presente per poi comprendere a distanza di molti anni bisognerebbe rintracciare il senso della letteratura non come qualcosa da comunicare ma da condividere, come sostiene Gian Luca Favetto.

Secondo te, librai si nasce o si diventa? Quale tipo di percorso ti prepara a questo lavoro? E quali sono, invece, le caratteristiche personali necessarie?

Occorre anzitutto preparazione e predisposizione personale, nel mio caso a seguito di una laurea magistrale in Giornalismo e cultura editoriale e dopo anni di lavoro in diverse testate cartacee, online e con esperienze in altre librerie. Questo aspetto è stato fondamentale, perché lavorare in una libreria generalista ha permesso a me e a Antonello di analizzare gli interessi dei lettori anche sulla base di quel che mancava. Bisognerebbe sempre partire dal chiedersi ciò che si vorrebbe trovare come lettori per capire che direzione intraprendere come librai. Occorre avere consapevolezza che si tratta di un impegno che esula anche da ragioni strettamente economiche. In particolare per le realtà indipendenti significa anche avere cognizione di un progetto nuovo da costruire sulla base di analisi e ricerche, con la determinazione di irrompere nel panorama e marcare la propria identità con una proposta alternativa e con un modo differente di proporre buone letture. Competenza e attenzione sulla base della concezione di uno spazio accogliente, che favorisca attraverso la centralità dei librai un confronto sui libri come stimolo reciproco e arricchimento costante.

Raccontaci come nasce il progetto Diari di bordo.

Diari di bordo è nata nel settembre 2014, dopo un anno di lavoro al progetto ideato e realizzato insieme a Antonello Saiz, a cui mi lega anche un rapporto di profonda amicizia. L’idea di dare vita a un luogo di rilievo e alternativo è nata dalla fine di una precedente esperienza in un'altra libreria. Il primo aspetto a cui abbiamo lavorato ha riguardato il tema, nella convinzione della necessità di una specificità, unica alternativa davanti a un mercato segnato dalla crisi dell'editoria, dal controllo delle catene e dalla concorrenza online. Occorre provare a distinguersi per essere altro rispetto a tutto questo, anzitutto attraverso un'identità profondamente marcata. Nel caso dei Diari di bordo il perno della proposta ruota attorno al viaggio inteso come esplorazione letteraria nei luoghi, nella storia, nei percorsi di turismo alternativo e viaggio lento, anche grazie alla fotografia, alla poesia, alla grande illustrazione d'autore e ai libri per bambini. A distinguerci è la selezione accurata, raffinata e insolita di case editrici indipendenti di qualità, sulla base del rispetto per il lettore e con il chiaro intento di sorprenderlo. Dalla convinzione di portare la lettura al di fuori degli ambiti tradizionali si è formata nel tempo un’idea di libreria come zona franca, luogo di confronto e suggestioni.

Quali sono le insidie più nascoste/evidenti di questo vostro lavoro?

Coinvolgere i lettori portandoli in libreria, permettere loro di concepire la libreria come uno spazio condiviso, come un bene comunitario da preservare. È sempre più difficile, in assenza di presentazioni di libri e iniziative legate alla lettura, rendere consapevoli i lettori dell’importanza di sostenere la libreria anche attraverso la frequentazione. Una libreria non può e non deve ridursi a essere un negozio di libri, deve “farsi” luogo, saper accogliere, creare una dimensione confortevole in cui ricevere stimoli e darne a sua volta, con le connessioni personali che ogni lettore è in grado di fornire. Ci riteniamo un laboratorio culturale permanente che porta avanti un’azione divulgativa mirata. Uno spazio di ricerca continuo che richiede un supporto concreto con la consapevolezza che in un momento come quello attuale le singole realtà, specie se indipendenti, non sono in grado di far fronte con le forze personali a un rinnovo progettuale senza un supporto concreto, anzitutto da parte di quanti hanno consapevolezza dell’importanza di spazi che si propongono come luoghi di condivisione.

Quali i privilegi?

Scoprire di aver contribuito a indirizzare i lettori verso percorsi che non pensavano di affrontare, perché convinti di non amare un particolare genere o autore. Sentire di essere un riferimento per sconfinare e farsi suggestionare esulandosi dal presente attraverso buone letture. Avere l’occasione di interagire con centinaia di autori, editori e figure che a titolo professionale e personale arricchiscono continuamente una libreria con storie e esperienze disparate. E ancor prima che per i premi ottenuti negli anni – non ultimo quello da parte del Cepell per un’iniziativa solidale legata alla lettura o la presenza nel 2018 alla Camera dei Deputati per il progetto WWWorkers – è la gratificazione nel vedere l’esito delle esplorazioni letterarie compiute dai lettori sulla base di un suggerimento e un consiglio mirati a scardinare convinzioni e generare consapevolezze nuove.

C’è tra i libri letti/presentati un testo che avresti voluto scrivere tu?

Ce ne sarebbero di innumerevoli. Tra i più recenti, Fiumi di Martin Michael Driessen (Del Vecchio), per la profonda attenzione alla parola nel comporre racconti che affondano in un dolore ignoto per narrare i limiti dell’essere umano, la sua miseria nel pensare di sovrastare gli altri. Un’indagine sulla violenza, su un’idea di fede, sul peso della dipendenza, sulle frustrazioni e sull’incapacità di sbarazzarsi dei fardelli del passato, con una prosa in grado di muoversi tra tragico e ironico con un equilibrio sapiente che travolge il lettore nel suo vortice oscuro.

Quali sono i generi letterari che ti attraggono maggiormente?

Non faccio preclusioni, considero il libro a prescindere dal genere che dovrebbe definirlo. Ho una predilezione per i libri che affrontano la metamorfosi di chi subisce un trauma e deve affrontare aspetti sconosciuti di sé. Amo le narrazioni incentrate sullo spaesamento, sulla determinazione a avanzare nell’esistenza nonostante il peso delle ingerenze esterne e che offrono un ritratto sociale impietoso. In particolare apprezzo le voci di rottura, le narrazioni fulminanti che mirano a squarciare la realtà destrutturandone i valori. Mi interessano i romanzi che si muovono tra dimensioni temporali diverse per far emergere interrogativi esistenziali.

Quali sono i prossimi appuntamenti da non perdere ai Diari?

Attualmente non possiamo organizzare presentazioni in presenza, ospitiamo gli autori al sabato nei panni di librai per un giorno, nell’intento di permettere a un numero ristretto di lettori di interagire con scrittori disponibili a parlare dei propri libri e consigliare altre letture. Confidiamo nel fatto che anche in assenza di incontri, i lettori continuino a frequentare e sostenere le librerie, che per continuare a sopravvivere necessitano di essere riconosciute come beni collettivi da preservare.

Grazie di essere stata con noi.
Un abbraccio ad Antonello e al tuo splendido bambino.

Federica L. Mattei