Scritto da Fabrizio Castellani

Quando mi si chiede di pensare ad un personaggio femminile dei fumetti il primo nome che mi viene in mente è quello di Valentina.
Ancor di più se questo personaggio dev'essere forte, emancipato, libero.
Per me non c'è niente di più libero dell'icona pop degli anni settanta dal corpo magro e sensuale e dal caratteristico caschetto nero creata da Crepax.
Più di Eva Kent di Diabolik, più di Druuna di Eleuteri Serpieri, più delle supereroine made in USA Tempesta e Wonder Woman. Come Valentina nessuna, mai.
Nata come comprimaria su “Linus” nel 1965, personaggio di contorno delle avventure SciFi di un dimenticabile eroe, tale Neutron, (in realtà alter ego dell'eterno fidanzato Rembrandt) in una manciata di pagine ha saputo conquistare la sua parte di riflettori, rivoluzionando in un amen e per sempre, i canoni del fumetto.
Un personaggio assolutamente reale, con tanto di carta d'identità (nasce a Milano il giorno di Natale del 1942) e indirizzo (lo stesso dell'autore), della quale conosciamo il lavoro (fa la fotografa), l'altezza, il peso (leggero, troppo leggero). Capace di calarsi perfettamente in qualsiasi storia il suo creatore decidesse di farla cadere.
Perfettamente a suo agio che si trovi circondata da picchiatori fascisti o automi alieni, sulle assolate spiagge dei tropici come nel traffico di Milano. Vestita o (più frequentemente) con poca stoffa indosso che sia, Valentina riesce sempre ad essere al centro della storia.
Un personaggio unico. Costantemente sospesa tra finzione e realtà, tra sogno e veglia.
Reale dove la storia prende la via delle difficoltà sociali, dei problemi personali. Quando affronta l'anoressia, la sessualità disinibita e il feticismo, la violenza del potere.
Onirica ogni volta che si perde nel suo mondo laterale, dove le problematiche sono le stesse ma assumono la forma della metafora, dell'allegoria. Dove tutto viene trasportato in quel posto grigio che esiste sul confine del sogno, affrontato con forza e consapevolezza, e risolto. E se questo non accade pace, ci sarà sempre spazio per un'altra storia, un'altra avventura.
Una donna padrona delle proprie scelte, del proprio cammino.
L'arte di Crepax, al di là del segno sopraffino ricco di dettagli e sensuale, risiede  per me nella capacità unica di sospendere il tempo e la realtà più volte nell'arco dello stesso racconto. Si va e si viene, dentro e fuori dalla storia, perdendosi facilmente nei mille particolari, nelle mille citazioni. Senza che questo suoni assurdo possiamo trovare Valentina su una barca e nella pagina successiva vederla prigioniera di qualche mostro marino. Catturata dai pirati e salvata da Phantom l'Uomo Mascherato, magari aiutato da Mandrake e Lothar, creature nate a metà degli anni trenta dal geniale Lee Falk. E questo è solo uno dei mille esempi di quanto è possibile incontrare nel mondo di Crepax.
Tutto è possibile, con Valentina. Niente si censura, tutto si può mostrare. Dalla satira di costume alla Sci-Fi, dalla musica (grande amore di Crepax) al cinema. Capace come nessuno di creare per lei uno spazio immenso dove giocare. Tutto lo spazio del mondo, tutto il tempo del mondo.
Niente male per un personaggio del quale si conosce la data di nascita, la professione, l'indirizzo, i gusti. Gli amori e i tradimenti. Che invecchia con il lettore eppure resta eterna. Reale e fantastica al tempo stesso.
Un fumetto, una donna, una rivoluzionaria, un'icona.
Libera.