Recensione a cura di Simona Eusepi

"Sono nata povera, con un piede nella misera e l'altro nel disagio". Anna seconda di tre figli, vive in una contrada di un paesino, in una famiglia di braccianti. Questa sua condizione di povertà la porta a vivere l'infanzia e l'adolescenza in modo diverso rispetto alle altre ragazze della sua età. Anche nella sua famiglia, definita come "il caso" del paese, nonostante provi a cercare l'affetto e l'amore necessari per crescere, non le è possibile coltivare i suoi sogni in quanto schiacciata dalla volontà dei genitori. Il papà sempre preso dalla campagna e assente per i bisogni dei figli, la mamma attenta solo a migliorare la condizione sociale ed economica della famiglia, tanto lontana dall'immaginare la vergogna e il disagio provati da Anna in molteplici situazioni; Michele il fratellino minore da accudire e Sabrina la sorella maggiore con la quale condividere la gestione della loro umile casa. Anna prova a riscattarsi alle scuole superiori, ma anche in quel caso capisce subito come alcuni rapporti umani sono solo conseguenze di dettami sociali fondati sulle apparenze. Si ritrova quasi ventenne a lavorare in una sartoria, seguendo tutto ciò che la madre aveva già scelto per lei. L'unica cosa a cui Anna si può aggrappare è l'amore, Luca e Tommaso, due storie diverse in cui rifugiarsi, in cui credere per sperare in un futuro migliore. Purtroppo la presenza della madre incombe anche là dove l'amore dovrebbe essere puro, simbolo di unione e condivisione di progetti, ma questo è impensabile per chi vive solo di invidia. Anna affronta costantemente tutte le difficoltà che la vita le riserva rendendoci partecipi del suo dolore, della sua frustrazione e delle sua delusione quanto l'amore significa anche morte, i sogni restano delle illusioni e le speranze sono infrante fino a essere irrecuperabili. Tutto questo Anna ce lo racconta all'interno di un istituto dove prova ad affrontare i suoi mostri per far riemergere i ricordi. Quello che è certo, in un luogo privo di pietà, è che non si cade mai definitivamente in basso e che il fondo non esiste affatto.

Michelle Grillo è nata a Nizza, in Francia, nel 1981. Laureata in Scienze della Comunicazione, ha lavorato come giornalista pubblicista per il quotidiano La Città del gruppo editoriale Repubblica-l’Espresso, ed è stata interprete di francese. Da libraia presso la Feltrinelli di Salerno, ha curato fino al 2019 la direzione artistica del Freedom Book, bistrot letterario dove ha maturato l’idea di dedicarsi alla scrittura. Tra i suoi libri ricordiamo Io sono qui (2018) e Il tempo che resta (2020), entrambi pubblicati con Alessandro Polidoro Editore.