Scritto da Fabrizio Castellani

“La scienza è l'unica difesa che abbiamo contro l'ignoranza”.
Questa è la premessa di un albo che forse è un libretto scientifico-divulgativo, un centinaio di pagine al più, scritto e disegnato dal bravo Pierz. Questo è “Science, Bitch!”
Il forse è d'obbligo, visto che Pierz, che ne cura disegni e sceneggiatura, durante la lettura alle volte sembra assumere posizioni di fondamentalismo scientifico. Posizioni non universalmente condivisibili, com'è giusto che sia quando dalla fisica si compie un passo nella metafisica.
Però se il lettore riesce a filtrare un po' di assolutismo (e lo stesso Pierz ci aiuta, in questo, prendendoci per mano e scoprendo presto il suo gioco), quanto rimane diventa ragionevole e assolutamente godibile.
Lo spunto iniziale parte da un autobiografico fatto reale, l'incontro-scontro con un Testimone di Geova. Da qui si dipana una conversazione che, dopo aver affrontato in maniera irriverente alcuni dei concetti più cari ai cosiddetti “negazionisti”, l'evoluzione, le scie chimiche, la terra piatta e altre, prende la svolta comica del complotto mondiale, della “religione atea” e del robottone in stile Jap (o meglio, a me sembra più “Emiglio” il robottino tanto in voga negli anni '90).
Un tocco di sceneggiatura forse troppo duro, con posizioni del protagonista decisamente contrarie ad ogni tipo di religione e che trovano facile sponda nel fatto che l'autore sia esso stesso parte e controparte di questo ipotetico dialogo. Ma è una storia a fumetti, che in primis deve far divertire e se poi riesce anche a far riflettere tanto meglio. E questa storia centra il bersaglio, con un tocco finale autoironico che concilia con una visione che, in caso contrario, sarebbe potuta apparire troppo manichea.
Il pericolo principale è quello di fare di “ogni credenza un fascio” e che la battaglia degli scienziati per dimostrare, ogni giorno, la propria distanza dai dogmi, porti la Scienza a divenire essa stessa un dogma. Quando in nome della scienza si impediscono curiosità e capacità di domanda, la rigorosità scientifica diventa essa stessa religione?
I disegni “finto brutti” di Pierz sono piacevoli e funzionali alla carica crudo-umoristica della sceneggiatura. Usa con perizia i grigi, riempie con mestiere i volumi di ogni vignetta, conferisce forte carica emotiva ed espressività ai personaggi (pure a Emiglio il robot) che sono ben lontani dalle forme realistiche. Ci vuole grande capacità per creare disegni brutti e far sì che appaiono equilibrati e piacevoli.
La sceneggiatura, che sembra divisa in capitoli collegati tra loro è forse è più affine a una web series che ad un albo di cento pagine, però permette di scorrere veloce senza perdere mai il ritmo né il piacere della lettura.
Moltissime le citazioni e i richiami, dalla teoria di Darwin alla Guida galattica per gli autostoppisti, da Breaking Bad a Piero Angela.
Un albo per tutti, grandi e piccini, di quei fumetti intelligenti, che possono accendere la scintilla della curiosità.
Tenendo a mente che sempre di un fumetto stiamo parlando.

#pierz