Recensione a cura di Federica Belleri

Stato Pontificio, 1870. L'orfano Pietro è fuggito da Novara insieme alla Contessa, una donna dagli occhi colore ametista e dall'eleganza innata. Marta è cresciuta viaggiando insieme ai circensi: quando era bambina, il vecchio Cavallaro Melo l'ha accolta sul suo carro insieme a giocolieri, acrobati e trapezisti ...
Cosa possono avere in comune personaggi così diversi? Cosa li fa incontrare?
La vita, l'ingresso a Roma, un posto affascinante e terribile allo stesso tempo. La voglia di riscatto, mentre si combatte, mentre si fugge dal passato. La passione per la libertà, nel mezzo di una guerra. Il desiderio di affermare la propria unicità a dispetto delle convenzioni di classe del periodo storico descritto. La voglia di dare una seconda possibilità a chi è un miserabile. La rabbia nei confronti di chi può togliere tutto in un soffio, senza preoccuparsi delle conseguenze.
La bellezza di questi protagonisti sta nel loro punto di partenza, nella loro origine. Solo in questo modo il lettore ha modo di empatizzare con la storia raccontata e vissuta, anche del nostro Paese.
La bellezza del romanzo sta anche nella forza di saper decidere dove stare, quale posto occupare nel mondo. Sta nell'affrontare la paura per sentirsi uniti ancora una volta.
L'umanità tutta, legata a un complesso periodo storico. La rosa di emozioni e di sentimenti in un libro completo.
Bellissima lettura.
Luca Di Fulvio, romano, è diplomato all'Accademia d'Arte Drammatica "Silvio d'Amico". I suoi libri sono tradotti in diciassette paesi e sono i più letti in Francia e Germania. Per Rizzoli ha pubblicato "La ragazza che toccava il cielo", "Il bambino che trovò il sole di notte" e "La figlia della libertà".