Scritto da Fabrizio Castellani

Qualcuno dice che il primo caso fu nel 1979, quando all'interno del gioco Atari “Adventure” fu trovata la firma del suo creatore.
Altri addirittura vanno più indietro: D-Day 1944, lo sbarco in Normandia. Il nome in codice dell'operazione, “Overlord”, nascosto all'interno di uno schema di parole crociate.
Letteralmente si tratta di piccoli, minuscoli dettagli racchiusi dentro ad un prodotto.
Sono famosi, ad esempio, i minigiochi del pacchetto Office che, digitando una certa sequenza di caratteri, potevano aprire una sorta di “SpaceInvaders”, famoso gioco Arcade da bar.
Comunque sia, quasi nessun media sfugge ai famigerati (e curiosissimi) Easter Eggs.
Nei fumetti americani sin dagli anni '80 gli autori si divertivano ad inserirne con continuità. Le serie DC “The Brave and the Bold” ne è un esempio perfetto. In ogni albo Batman faceva coppia con un ospite e per conoscere chi sarebbe stato a fianco del Cavaliere Oscuro nell'albo successivo occorreva scrutare con minuziosa attenzione ogni dettaglio di ciascuna vignetta. Un'ombra, una silhuette, un cartellone pubblicitario, un baloon. Tutto poteva essere l'indizio rivelatore.
Un altro autore seriale di Easter Eggs era il divo dei comics anni '90 per antonomasia: Todd McFarlane. Non mancava di inserire, nella sua gestione di Spiderman, immagini nascoste di Felix The Cat. In un'intervista raccontò di averlo fatto perché un fan di Felix gli promise che avrebbe acquistato ogni albo con il celebre Mio Mao in bianco e nero nato negli anni '20. E parliamo di centinaia di immagini.
Per non parlare di citazioni più o meno occasionali. Da scene copiate da film a personaggi con le fattezze degli autori, a supereroi DC che irrompevano nelle pagine di albi Marvel.
Cambiando media pure nel cinema e nella Tv, per restare nel campo del cinema “fantastico”, abbiamo centinaia di esempi. Mi vengono in mente le magliette di Tony Stark, alter ego di Iron Man, in “Avengers”. Magliette dedicate ai Black Sabbath e una canzone del gruppo si intitola giusto “Iron Man”. La moquette dello spaventoso hotel di Shining è uguale a quella di Toy Story. La serata di Halloween di “ET” include un incontro con un bambino mascherato da Yoda. Poi c'è Harrison Ford nei panni di Indiana Jones che frequenta un locale che si chiama “Club ObiWan” ne “Il tempio maledetto” e in una tomba egizia studia geroglifici a immagine di R2D2 e C3PO.
Omaggi alla musica e al grande cinema e siamo appena alle citazioni per i fan.
Che dire poi di quelle immagini che vengono aggiunte così, solo per vedere se qualche occhio attento riesce a coglierle?
Iron Man costruisce la sua iconica armatura e alle sue spalle, gettato sul tavolo, si intravede lo scudo di Captain America, Jessica Rabbit accavalla le gambe e fa il verso a Sharon Stone in “Basic Instinct”.
Per dire, la famosissima donna nuda alla finestra, visibile per un millesimo di secondo, nel film “Bianca e Bernie”?
Insomma, ogni media ha la sua dose (robusta) di Easter Eggs.
E se nel mondo analogico inserire qualche fotogramma speciale, qualche dettaglio “For Fans Only” poteva sembrare un vezzo del regista (o del montatore, o semplicemente di un tecnico in vena di scherzi, come Brad Pitt racconta alla grande in “Fight Club”) in ottica di visione digitale ogni film, ogni gioco, ogni fumetto si trasforma in fertile terreno di caccia.
Già le stesse produzioni incoraggiano la presenza degli “easter eggs”, perché creano interesse, aspettativa.
Hanno interi gruppi di visione, gioco o lettura che creano il gioco, mentre altri gruppi si organizzano e ogni minuto, ogni schermata, ogni pagina sono smontate e passate al setaccio.
E allora attenzione. Quando state davanti al televisore, quando leggete un libro, quando sfogliate una pagina di fumetto raddoppiate la concentrazione, sforzate la memoria, perché la sorpresa potrebbe nascondersi proprio sotto al vostro naso. Anzi, una l'ho messa pure io.
Buona pasqua e belle sorprese.