Scritto da Federica L. Mattei

Mounier sosteneva che “L’essere (umano) è un dentro che ha bisogno di un fuori”, un’identità soggettiva che necessita di una collettività entro cui inserirsi.
Bene, la mia riflessione “sociologica” (che parolone) incomincia da qui e da ciò che Luisa Ribolzi intende per Crescere nella società.
Volendone fare anzitutto una questione educativa, bisogna tenere in considerazione che ogni modello educativo va letto nel contesto a cui appartiene. Diversamente parleremmo del nulla. Il modello educativo coincide, dunque, con una cultura ovvero una specificità di valori e norme condivise che prevedono una sorta di legittimazione simbolica della società da parte degli individui che vogliono/devono farne parte. Una società (moderna) che Bauman definisce “liquida”, caratterizzata da dei cambiamenti così repentini da impedire il consolidarsi dell’agire dell’uomo in procedure fissate col rischio di creare un bricolage identitario fatto di condotte gradite agli altri e portate avanti in un processo che Goffman definirebbe come una “messa in scena”. L’individuo socializzato, dunque inserito in un contesto sociale, è impegnato da una parte nell’ottenimento di un’autodeterminazione come individuo, dall’altra nel processo di socializzazione che lo renda parte integrante e attiva del suo contesto sociale.
A fare da collante tra queste due dimensioni c’è l’educazione che si basa su due concetti importanti: la relazione e il significato. La relazione che si forma all’interno di una serie di rapporti e che diventa “significativa” quando la società mobilita il suo capitale sociale e culturale a favore delle nuove generazioni, e di significato quando i contesti educativi (non è un caso che io non parli di istruzione ma di educazione) sono in grado di rispondere in modo efficace alle domande di significato che i ragazzi pongono, soluzioni al mestiere di vivere e non solo approcci di indottrinamento.
La scuola, per definirsi istituzione educante, deve essere efficace nello sviluppare le potenzialità del singolo, efficiente nel raggiungimento degli obiettivi col miglior rapporto costi/benefici, ed equa ovvero in grado di garantire l’uguaglianza sia nell’accesso che nei risultati.
La scuola dovrebbe insegnare il pensiero critico, l’autodeterminazione, il rispetto del singolo e della comunità. Per i contenuti, invece, c’è sempre tempo.