Scritto da Fabrizio Castellani

Dicotomia: argomento del mese su queste pagine. Ovvero la suddivisione di un concetto in due categorie distinte e opposte. Per estensione, Batman e Joker.
Per una rubrica che tratta di personaggi che indossano una maschera il richiamo agli opposti è piuttosto frequente. Nei fumetti gli emuli di Jekill e Hide si contano a decine.
Credo che ben poco, però, possa toccare le vette della contrapposizione Batman – Joker. Freddo, analitico, granitico nelle sue convinzioni, oscuro, il primo. Folle improvvisatore, umorale, colorato e sorprendente il secondo.
Punti di contatto? Entrambi geniali, entrambi ossessionati. Legati al punto che l'assenza dell'uno potrebbe escludere l'esistenza dell'altro. Dicotomia.
Questa mini di otto numeri, una sorta di Elseworlds (il White Knight Universe), scritta e disegnata da Murphy nel 2017 rovescia un po' i ruoli (non un'idea davvero originale, in realtà) ma spiega in maniera sublime il concetto.
La storia, dopo un paio di pagine di gustosissimo antipasto, con un Batman in catene e un Joker ripulito che ne chiede l'aiuto, parte velocissima con lo scontro, avvenuto un anno prima, tra il Cavaliere Oscuro con il folle clown.
La lotta corpo a corpo in un deposito di medicinali, Batman che si ferma un istante prima di soffocare Joker con dei farmaci sperimentali e poi l'improvvisa, miracolosa guarigione del pagliaccio sadico. Il Joker cede, la sua personalità folle si rintana in profondità ed emerge invece il geniale, lucido e concreto Jack Napier. Dicotomia.
E Napier attua un piano per invertire i ruoli. In breve diventa un paladino delle fasce più deboli della popolazione, mentre Batman, sempre più fuori controllo, arriva a perdere prima l'appoggio della città di Gotham, poi dei suoi amici e infine, dopo la morte di Alfred per una malattia incurabile, viene catturato e imprigionato ad Arkham dalla polizia. I ruoli si invertono. Dicotomia.
Qualcuno però non è d'accordo. Due Harley Queen emergono. La prima, l'originale Harleen Quinzel, da sempre innamorata di Jack Napier e la folle NeoJoker, disposta a uccidere tutti i cittadini di Gotham pur di riavere il folle clown con sé.
Due donne e un solo corpo di uomo da amare. Dicotomia.
Murphy si diverte (e ci diverte) a scrivere una storia in cui le figure canoniche dei personaggi si mescolano e si confondono, senza stravolgerne le storiche fondamenta. Batman è massiccio e minaccioso, sempre sul filo sottile dell'essere giustiziere o vigilante.
Napier è geniale, viscidamente buono, disposto ad un mezzo sporco per un fine positivo.
Joker è Joker. Folle, sadico, pericoloso.
Le due Harley invece sono due aspetti della stessa persona. Simili nell'aspetto esteriore e diverse nell'etica e nella morale, come immagini della stessa persona riflesse negli specchi deformanti di un folle circo. Capaci di azione e sentimento, di riflessione e d'azione. Innamorate, determinate, combattenti. Complementari, a loro modo, come lo sono Batman e Joker.
E anche se i dialoghi sono a volte troppo verbosi e alcune situazioni decisamente forzate, l'intera impalcatura della storia scorre sotto gli occhi con una facilità impressionante, liquida e gradevole per tutte le duecento e passa tavole.
Tavole di enorme qualità grafica. Murphy è onesto mestierante della sceneggiatura, ma diventa eccelso nel disegno. Spigoloso, dinamico, cinematografico il suo tratto, non sbaglia un'inquadratura, né un'anatomia, un'ombra. Ricco di dettagli quando costruisce una Gotham di mattoni e guglie, gargoyles e cancelli tesi vero il cielo cupo. Superbo quando si cimenta con le meccaniche (da ovazione il garage delle Batmobili, omaggio alle mille versioni dell'auto più iconica del fumetto), perfetto sia nelle scene d'azione che nelle pause. Giustamente grottesco nel tratteggio della vasta galleria di nemici del cavaliere Oscuro, dolce e poetico nel rappresentare la storia d'amore tra Jack e Harleen.
Semina omaggi a piene mani (il nome Napier è quello usato nel film di Burton del 1989, Gotham è percorsa da una rete di sotterranei come nei fumetti di Miller e nei recenti film di Nolan e Snyder, c'è un richiamo forte a “Una morte in famiglia”, storia cardine del mito Batman).
Con la chicca dei cambi repentini di personalità nel giro di una singola vignetta tra Napier e Joker. Scambi che non sono solo artifici grafici ma si percepiscono, letteralmente riescono ad uscire dalla pagina e trasmettono al lettore una sensazione di pericolo incombente.
Un bel volume da leggere e ri-leggere per apprezzarne il pieno potere espressivo.
Un fumetto Must read.

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