Scritto da Fabrizio Castellani

Un numero speciale dell'Espresso, datato fine marzo 2021, include tra diversi interessanti reportage anche questa breve storia a firma ZeroCalcare, che si conferma una volta di più, nel caso fosse ancora necessario, uno degli autori del panorama nazionale tra i più attivi.
Privato di ogni facile retorica, con la consueta ironia sulla necessità giornalistica di cavalcare eccessi e stereotipi, Calcare parte da un riflessione su un problema locale del quartiere di Rebibbia per raggiungere orizzonti ben più ampi, mettendo bene in mostra un'idea (sua, ma non solo e per quanto mi riguarda assolutamente condivisibile) di città e di diritti.
Un'azienda sanitaria smantellata, quelle di Villa Tiburtina, vittima come tante altre di gestioni approssimative (per non dire criminali), commissariamenti e tagli economici.
Un presidio locale la cui assenza, anche al netto della pandemia Covid, contribuisce ad ampliare la forbice tra il bisogno sanitario e quello sociale, tra il pubblico e il privato, tra il cittadino e lo stato.
Con la denuncia chiara, lampante, visibile sotto gli occhi di tutti, di un bisogno pubblico con alla porta la scritta “vendesi”.
Il salto dalla ASL di Villa Tiburtina alla BIGPharma globali è allora più facile di quanto si pensi. Interi stati che delocalizzano, investono capitali nel privato, delegano servizi che alla fine, non essendo abbastanza convenienti, vengono cancellati.
Nella pandemia Covid è lampante l'esempio dei vaccini: stati che sovvenzionano per intero ricerca, sviluppo e produzione per poi acquistare il prodotto finito. Un po' come presentarsi dal fornaio con acqua sale e farina e uscirne con dei panini, senza però dimenticarsi di pagarli. Tasse incluse.
Un esempio di gestione pubblica che si potrebbe trasferire anche in altri ambiti: i trasporti potrebbero essere un esempio. Oppure la tanto di moda digitalizzazione. Scegliete pure.
Interi settori dove il pubblico ammuffisce (marcisce) e il privato prospera sulle mancanze di una classe politica troppo spesso assente.
Zerocalcare ha una sensibilità davvero unica nel trattare certi argomenti e lo fa con il consueto tratto di pennarello scuro, giocando con i toni neri bianchi e grigi (e con la consueta carenza di gomiti nei personaggi, un segno distintivo oramai).
Lo fa con il suo sguardo critico, con la fame di informazioni imparziali e l'ago della bussola dei diritti e dei doveri sempre rivolto al territorio. Lo fa con quella capacità di dare voce ai comitati locali, alla gente “comune”, quella che vive in un certo spazio e di quello spazio conosce le criticità e i bisogni, senza perdere di vista la distanza tra l'immaginario e il reale, tra desiderio e desiderabile.
Ci racconta, una volta ancora, di quella gente che “si dà da fare”, che abbraccia le suore di carità ai ragazzi dei centri sociali, il laureato all'operaio, tutti lavorando per uno scopo che non sia solo “mio o tuo”, bensì “nostro”.
Perché, come dice ZeroCalcare, “tanto si devono curà tutti, angeli e mostri”.

#romanzosanitario
#zerocalcare
#lespresso