Recensione a cura di Federica Belleri

Agata è una editor quarantenne che vive a Milano, nel quartiere cinese, dove le insegne dei negozi sono forme mute, ideogrammi impossibili da leggere e decifrare. Anche lei è piena di mistero e di indicibile, l'unica cosa chiara e manifesta è il vuoto che la abita e la ossessiona, un vuoto intollerabile da riempire a ogni costo.
Agata vive il quotidiano adulto di una bimba abbandonata dalla madre. Un quotidiano ansioso e pieno di ossessioni, nella costante attesa di una telefonata, un messaggio, il suono del citofono. Agata prova un affetto profondo per il padre, che ha cercato di starle accanto a modo suo. Un padre però che fatica a guardarla negli occhi, perché potrebbero riaffiorare i ricordi. Che non riesce ad abbracciarla, perché farebbe male a tutti e due. E Agata non può che adattarsi anche a queste privazioni. Agata alla costante ricerca dell'amore che non sa come gestire o ricambiare, che si accontenta di un secondo o un terzo posto, aspettando una considerazione che non arriva. E allora si lascia vivere, rimanendo nell'ombra. O forse no?  Agata che cerca un volto diverso da quello che vede riflesso nello specchio, un volto nuovo che possa ridarle ciò che ha perso, che possa donarle una spiegazione. Una conclusione a un abbandono che è rimasto sospeso per anni. Agata che cerca una vita nuova ma non sa come si fa. Agata, che  ha bisogno di parlare di sua madre, con sua madre. E lo fa in un modo particolare, attraverso la scrittura di Elena Mearini, che in questo libro ci dimostra la potenza delle parole, disposte una dopo l'altra con attenzione e passione. Con una forza impetuosa  che va al di là della paura e dell'incertezza, della solitudine e dell'affanno.
La storia di Agata abbatte dei muri, ma ne costruisce altri. Aiuta a colmare il vuoto e, di contro, a privarsi di tutto. La storia di Agata è una sorta di "follia" dettata dal dolore, è un equilibrio instabile che provoca nel lettore un'empatia immediata.
Nella consapevolezza che un rapporto figlia/madre non si spezzerà mai. Potrà forse comportarsi come un elastico ma tornerà prima o poi alla sua forma primaria.
Da leggere con cura, come con cura è stata scritta.
Elena Mearini, milanese, è scrittrice e insegna scrittura creativa e poesia.
Ha pubblicato diverse raccolte di poesie tra le quali  "Strategie dell'addio", "Per silenzio e voce" e "Separazioni". Nella narrativa ha pubblicato "360 gradi di rabbia", "A testa in giù", "Bianca da morire" selezionato al Premio Campiello e "È stato breve il nostro lungo viaggio" selezionato al Premio Strega 2018 e finalista al Premio Scerbanenco. Nel 2019 ha pubblicato "Felice all'infinito". Ha curato e partecipato a diverse antologie tra le quali ricordiamo "Tra Uomini e Dei, storie di rinascita e riscatto attraverso lo sport", "Lettere alla madre" e "Lettere al padre".